sabato 29 luglio 2017

adolescenti e gioco d'azzardo



...I soggetti più a rischio per l'esordio della dipendenza da gioco d'azzardo sembrano essere i giovani maschi con un reddito famigliare medio-alto e con genitori giocatori i quali sono portatori di uno stile di vita connotato rispetto all'attribuzione del valore al denaro.
L’alto dispendio di denaro spesso non proviene solamente dai soldi dei genitori, da cui il ragazzo tenta di staccarsi emotivamente, in modo ambivalente, pur restando ancorato ai modelli disfunzionali che la famiglia gli ha trasmesso. Pertanto egli agisce lo scarso interesse verso gli altri e le proprietà altrui e potrebbe attuare dapprima piccoli furti che rischiano di diventare sistematici.
Le assenze da scuola, la frequentazione di un gruppo di amici che giocano, gli scarsi risultati per lo studio, che viene svalutato rispetto all'illusione di vincite che cambierebbero magicamente la realtà, diventano la quotidianità.
Una modalità autolesionistica che però salva dalla noia quotidiana, dal vuoto, dalla depressione e dalla percezione del destino di una vita di sacrifici per raggiungere la tanto anelata ricchezza. Gli obiettivi e le motivazioni professionali non riescono a formarsi o pian piano sfumano perché vissuti come faticosi e di difficile conquista e forse anche inutili.
Dai dati ESPAD del 2015 emerge che il 49% dei ragazzi dai 15 ai 19 anni ha giocato almeno una volta nella vita e il 42% lo ha fatto nell’anno precedente la rilevazione. Tra coloro che dichiarano di aver giocato denaro almeno una volta nell’anno considerato, il 38% risulta minorenne....
PER APPROFONDIRE       www.dipendenze-gioco.com    collegati per ottenere un Ebook gratuito


giovedì 20 luglio 2017

Convivere con la malattia e passi per superare le fasi critiche

Il libro di Paola Emilia Cicerone, giornalista,  racconta l'esperienza di una malattia improvvisamente sorta per cui non si conoscono terapie risolutive. Come si può convivere con l'impotenza e le prospettive invalidanti facendo i conti con tutte le incertezze che incombono. La ricerca introspettiva delle proprie risorse e l'adattamento alle situazioni quotidiane invalidanti. L'esperienza vissuta dall'autrice mette in luce il proprio modello di elaborazione delle ipotesi formulate da diversi specialisti convogliate in alcune scelte personali per la costruzione di una quotidianità che ha portato all'autonomia.

lunedì 6 febbraio 2017

Terrorismo attraverso le storie degli attentatori: lettura psicologica



UN ISTANTE PRIMA
Com'è cambiato il terrorismo fondamentalista in Europa dieci anni dopo l'11 settembre.
Il racconto di un magistrato in prima linea.
Stefano Dambruoso, Vincenzo R. Spagnolo
Mondadori, 2011       pagg. 206    € 17,50

Il magistrato più attivo in Italia contro il terrorismo ha affidato al giornalista di inchiesta le proprie considerazioni maturate da una lunga esperienza di indagini e di osservazione del fenomeno del terrorismo attraverso le azioni e le storie degli attentatori. Personaggi che hanno tracce di un'esistenza costruita sull'odio maturato in contesti di vita di abbandono e di frustrazioni mai affrontati. Storie di identificazioni con ideali e idoli del male, progetti di indiscussi teoremi che percorrono l'obiettivo della distruzione del diverso da sè anche attraverso il prezzo dell'autodistruzione.
Queste vite sono intrappolate in una dipendenza assoluta?
Vittime di una dipendenza senza possibilità di trattativa da un gruppo o da un'illusione di appartenenza dettata da una solitidine interiore mai colmata?
Uomini dalla storia infantile carente di cure e donne con l'odio spostato dalla figura del padre alla diversità dell'altro. Persone che non si sono mai sentite accolte dai propri oggetti primari, investiti da un'ideale reificato nella morte umana. Questo sembra  rimanere l'unica manifestazione di un sentimento di appartenenza che li vede coinvolti affettivamente solo in una parte costruita per loro da un assioma dettato da altri.
Una lotta all'angoscia legata all'affetto primario in cui non si sono potuti rispecchiare se non per la parte dell'aggressività e della trscuratezza subita. Sembrano essersi  identificati solamente nella parte genitoriale della superiorità onnipotente, presente in strutture narcisistiche gravi di personalità, per evitare l'angoscia dell'abbandono. Ruolo che poi si è inevitabilmente riproposto nella vita adulta  rigenerandosi in odio e rancore distruttivo verso l'altro e autolesionistico.
Una dipendenza affettiva indiscutibile ma entro la quale ci si vede riconoscuiti finalmente in un ruolo interpretato in un progetto che viene abbracciato perchè fa sentire soggetti e  protagonisti. Molti lo saranno solo per una volta, i kamikaze addestrati con l'obiettivo di morire e far morire, ma  la situazione rappresenta ciò che per loro è stato anelato fin dai primi periodi della vita di vita, essere al centro di un contesto e attori di un grande evento. Come se fosse stato un percorso precostituito per loro, un senso, distruttivo ancora una volta, ma pur sempre un senso dato alla loro esistenza fatta di traumi e di ardore di riscatto da una mancata antica accettazione e di una conseguente impossibile integrazione sociale nel mondo.
Questa forma di dipendenza affettiva ha le radici nella storia evolutiva del soggetto e man mano compone e conferma aspettative e ruoli nel corso della crescita relazionale fino a consolidare un modo di percepire e interagire con la realtà adatta a riempire quel vuoto antico del soggetto che non potrà mai essere colmato del tutto.
E' qui che fa leva il precetto indiscutibile dell'odio e del desiderio di morte, aderisce alle fragilità di alcuni che, per loro struttura psichica ben si integrano nell'estremismo ideologico di chi li può manovrare perchè fa sentire loro, almeno per una volta, di appartenere a qualcosa.                                 
Annalisa Pistuddi

venerdì 13 gennaio 2017

Ansia e psicoterapia

L'ansia indica una condizione di agitazione e/o preoccupazione, la persona qualndo si trova in questo stato di tensione emotiva ha una sensazione di pericolo che percepisce senza causa. 
Si caratterizza con una diversa sintomatologia che può comprendere tremore, sudorazione, palpitazioni, incremento del ritmo cardiaco, sensazioni di soffocamento, nausea, fastidio all'addome, vertigini, dolori muscolari, paura di perdere il controllo, di morire. Inoltre può comportare difficoltà nella concentrazione, nell'addormentamento, irritabilità, incapacità di rilassarsi nonostante lo si voglia, perdita di interesse, tendenza ad arrossire .
Sembra essere spesso un'emozione utile se attiva il soggetto verso l'agire, diventa ingestibile quando i livelli di tensione eccedono.
Così l'ansia diventa disfunzionale e può compromettere l'adattamento all'ambiente, il benessere.
Sembra che l'accumulo di tensione sia favorente, insieme alla convinzione di non essere adeguati per una situazione, di percepire pericolo o minaccia per il proprio stato d'animo. La dimensione profonda dell'angoscia sembra riguardare la paura della disintegrazione di sè.
L'angoscia, altro termine che definisce questo stato affettivo, comprende quindi una sensazione fisica e mentale dolorosa, di impotenza personale; un presentimento di pericolo immminente e quasi inevitabile; uno stato di allarme, teso e fisicamente logorante, come per affrontare un'emergenza; un ripiegamento su se stesso che impedisce un soluzione efficace e vantaggiosa dei problemi reali; un dubbio irrisolvibile concernenete la natura della minaccia, la sua probabilità di attuarsi, i mezzi oggettivi per eliminare il disagio, la propria capacità di fare un uso efficace delle proprie risorse qualora si presentasse l'emergenza.
La paura è un'altra cosa, una reazione a un pericolo reale o minacciato, mentre l'angoscia è una tipica reazione a un pericolo irreale o immaginato.
Sono emozioni che vanno contestualizzate nella vita di ognuno e comprese all'interno di un lavoro di psicoterapia per far si che non siano di ostacolo alla quotidianità.

info: apistuddi@gmail.com

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mercoledì 11 gennaio 2017

La depressione si può curare con la psicoterapia e con i farmaci


La depressione è una malattia curabile.
Se siete depressi avete senza dubbio collezionato nel tempo molti consigli e ognuna di queste proposte di guarigione ha la propria ricetta del buonumore.
Nella vostra famiglia qualcuno avrà voluto dare il proprio parere circa cosa si dovrebbe non si dovrebbe fare, dove andare e a chi indirizzarsi per la terapia.
Se ci sono dei figli in tenera età, questi sono destinati ad essere altrettanto coinvolti nel clima di confusione e apprensione che si viene a creare.
Ciò che si presenta all'inizio come un problema individuale, diviene ben presto un problema familiare che preoccupa più persone e le molteplici intrusioni possono creare confusioni e non benefici per la persona portatrice del disagio.
Per riconoscere un malessere che si esprime attraverso segni differenti e variegati, teniamo a precisare che una diagnosi precisa va fatta da uno specialista, il quale deve poi far seguire un programma di cura personalizzato.
I professionisti che si occupano di individuare e classificare i sintomi degli stati depressivi e dei disturbi dell’umore sono gli psichiatri e gli psicoterapeuti, i quali delineano un percorso che può comprendere prescrizioni farmacologiche e percorsi psicoterapici. 
info: apistuddi@gmail.com
Per approfondire l'argomento collegati al sito  www.dipendenze-depressione.com
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